Weathercraft, Jim Woodring e altre allucinazioni.

 

"Ciao, sono il Generale Custer. Non è vero, sono Jim Woodring."

 

Jim Woodring ha quasi 60 anni, vive a Seattle ma è nato a Los Angeles. Fin da piccolo ha sofferto di frequenti disturbi psicologici di tipo allucinatorio; prima era il bimbo che sentiva le voci e vedeva le faccine parlanti fluttuargli intorno di notte, ma successivamente crescendo seppe riciclarsi nel ragazzo che mollò il college per colpa di una rana cartoon apparsa dal nulla in mezzo all’aula di storia dell’arte. La sua carriera come artista, come potrete presumere, era lì lì per decollare.

Ma facciamo un salto in avanti: oggi Woodring è un autore che non riesce a smetterla di vincere premi su premi, ha all’attivo più di 15 volumi e vede le sue opere tradotte in vari paesi, tra i quali anche l’Italia.

Tradotte.. ecco, forse tradotte non è proprio il termine esatto, visto che le opere di Woodring sono perlopiù prive di testo, inquietanti e allucinati trip grafici nelle disavventure dei suoi personaggi più famosi: Frank, Whim, Hogman ed altri buffi animaletti (perlopiù rane, ma non solo) nati sulle pagine della rivista Jim.

 

La copertina originale di Weathercraft.

 


Jim
era una rivista inizialmente autoprodotta e autofinanziata, ma che nel giro di pochi anni ricevette il supporto redazionale e distributivo dell’editrice Fantagraphics. Le vendite non furono mai stratosferiche, ma Woodring col suo lavoro ricevette lodi dalla critica e finalmente divenne un vero e proprio autore.

Prima di trovare il successo con Jim, comunque, il nostro Woodring aveva già sperimentato diverse attività alternative, tra le quali spiccano il raccoglitore di immondizia, l’alcolizzato e l’animatore per la casa di produzione Ruby-Spears, che all’epoca si occupava dei cartoni di Mr.T e di altre nefandezze. Woodring sul suo sito ricorda ancora con orrore quei lavori (“some of the worst cartoons this degraded planet has ever seen”), ma quest’ingaggio ebbe anche dei risvolti positivi: tanto per cominciare gli permise di dedicarsi a tempo pieno al lavoro di cartoonist, seppur come freelance, e, cosa non da poco, di venire a contatto con personaggi del calibro di Gil Kane e Jack Kirby, la cui opera influenzò non poco il giovane Jim.

 

 

Weathercraft, il suo ultimo libro, è stato da poco pubblicato in Italia da Coconino e racconta una storia di Hogman; la sua è una vera e propria vicenda da incubo, ad essere sinceri. Come suggerisce il nome, il nostro protagonista è un laido ibrido tra un maiale e un essere umano, che sopravvive a stento grazie a furti e ruberie. Egli è un essere malevolo e repellente, ma non sa che lo attendono torture terrificanti e castighi terribili per mano, tra gli altri, del diabolico Whim. Con ben poco aiuto da parte di Frank (protagonista di altri libri di Woodring, qui poco più di un comprimario) e per merito di un’imperscrutabile catena di eventi, però, Hogman si solleverà dalla sua condizione semi-bestiale. Una volta raggiunta una sorta di illuminazione egli potrà opporsi a Whim, il quale nel frattempo, uscito dal proprio fragile corpo di biscotto e fusosi con una pianta dagli effetti allucinogeni, ha acquisito poteri oltre ogni immaginazione. Hogman riuscirà infine a scontrarsi col suo aguzzino, ma il finale della vicenda non lo ripagherà per gli sforzi fatti.

Lo stile grafico si rifà in parte ai fumetti underground anni ’60 di Crumb, Spiegelman e colleghi: il suo appropriarsi di un disegno cartoonesco di stampo Disneyano, rivisitato però in chiave psichedelica, tra il comico e lo spaventoso, sicuramente lo rende un prodotto per adulti. Il segno netto e il tratteggio fittissimo da una parte, e il design di certe creature mostruose dall’altra, però, non possono non richiamare alla mente i bestiari rinascimentali, primi fra tutti quelli del naturalista Ulisse Aldrovandi, o alcune incisioni allegoriche di tema alchemico. Ma l’opera di Woodring oggi non si limita ai fumetti: è anche illustratore, pittore e costruttore di giocattoli (oltre ad altre attività meno ortodosse) e ha ispirato una serie di disegni animati; osservando il resto della sua produzione salta all’occhio come anche Dalì e Picasso devono averlo influenzato pesantemente.

Il suo stile,così, nasce e si sviluppa a partire da innumerevoli fonti lontane e assai diverse tra loro, culturalmente, geograficamente e nel tempo. Non ultime, le credenze Induiste Vedantine dell’autore hanno anch’esse un loro peso nel prodotto finale e forse possono essere una delle cause del suo grande eclettismo; l’ispirazione che ha portato a creare Weathercraft, al di là delle singole specifiche influenze, si fonda sull’esistenza di un mondo che non è basato sulle categorie di spazio e tempo, ma che attraverso i simboli sa unire tutto in una sola coscienza collettiva.

Il mondo del sogno e dell’inconscio.

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