Workshop di David Randall al 4° Festival di Internazionale a Ferrara: un resoconto diretto.

My heart wanted it more than their legs: questo è quel che disse ai giornalisti Chris Brasher, il primo atleta britannico a vincere l’oro olimpico nei 3000 siepi nel ‘56, ed è qui che è racchiuso l’unico vero trucco per diventare un grande cronista.

Randall con alcuni dei partecipanti al Workshop

David Randall, nell’ambito del 4°Festival di Internazionale conclusosi ieri a Ferrara, ha tenuto presso il Castello Estense un seminario in tre lezioni intitolato “Come diventare un giornalista quasi perfetto”. La ricetta della tre giorni è così abbastanza chiara fin da subito: una rapida, intensa e superconcentrata analisi della professione, condita da consigli chiari su cosa sia il buon giornalismo (e quello pessimo!), il tutto sorretto dallo studio di brani e storie di alcuni dei più grandi o famigerati reporter di ieri e oggi.

Randall, che di giornalismo vive ormai da 36 anni e che tra le sue precedenti esperienze lavorative può vantare anche una breve incursione nella stand-up comedy, per completare l’opera e rendere definitivamente memorabile il workshop aggiunge sufficienti spruzzate di humor nero e cinismo professionale da mettere tutti a proprio agio, e contemporaneamente nella giusta disposizione d’animo. D’altra parte si sa: il buonismo non è proprio lo strumento migliore per estrarre i facts dal mare di bullshit.

Due dei concetti più ribattuti da Randall durante l’intero seminario derivano direttamente dalla sua visione schietta e a tratti brutale del giornalismo. Il primo è Journalism is a lot like life: se vuoi fare il cronista devi avere lo stesso approccio necessario per molte altre cose della vita. Secondo Randall le dinamiche della cronaca somigliano molto alla socializzazione da party. In questo modo “Come conoscere quella biondona?” e “come faccio a intervistare quel politico?” sono domande molto più simili di quanto uno non direbbe a prima vista. Certo, sempre che il politico non sia la biondona, ovviamente, ma questo d’altra parte fuori d’Italia potrebbe non essere così comune.

Ma se essere riconosciuto come giornalista e cavalcare la fame di notorietà del popolo bruto non basta, allora, quale sarà il trucco che ci consentirà di spremere gli intervistati, di disseppellire le informazioni, di portarci a casa la bionda insomma? Amaramente il trucco non esiste, ed è meglio che ce lo mettiamo in testa fin da subito: il secondo concetto espresso da Randall è per la verità molto semplice, ma al contempo altrettanto difficile da mettere in pratica. Ciò che ci serve è pura e semplice Application of intelligence to the subject. Applicazione di intelligenza nel senso di duro lavoro di intervista, di ricerca e di effettiva scrittura degli articoli: come gestire le fonti, come tirare fuori il più possibile dagli intervistati senza indispettirli o violare i loro sentimenti e come evitare i luoghi comuni nei nostri articoli. Il tutto mantenendo il gusto della scrittura e della verità, per non trasformarci da reporter in meri propagandisti.

David Randall è un giornalista britannico, senior editor del quotidiano The Independent on Sunday di Londra e autore di due libri sul giornalismo: Tredici giornalisti quasi perfetti e Il giornalista quasi perfetto, editi in Italia da Laterza. Da anni David collabora con Internazionale.

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